Recensioni

Roma tra riflessi e riflessioni

Tratto dall’intervista di Ida Mitrano

L’incontro con Dario Falasca è avvenuto ben prima di oggi.
Dario è una persona attenta, discreta, presente. Osserva il mondo, ascolta, si confronta. Crede nell’arte e nella sua capacità di generare vita. Dario si muove fuori dalle tendenze contemporanee ma crede nella sinergia delle arti.
Da un lato è un acquerellista, anche se ha iniziato a sperimentare altre tecniche come il pastello e l’olio, e un paesaggista della realtà riflessa; dall’altro ricerca la poesia nella fusione dei linguaggi, dove l’immagine si fa pittura, i vissuti parole, le emozioni movimento corporeo, il tutto in una visione dinamica della realtà tra arte, danza, teatro, video.
Da un lato Dario si esprime con la pittura fino in fondo nell’assoluta presenza del colore e del segno; dall’altro dialoga con altre forme d’arte. Nel suo vedere la realtà riflessa, nel suo essere attratto non da ciò che vede ma da ciò che si rivela allo sguardo dell’altrove, quell’immagine altrettanto vera della realtà ma nella sua continua mutevolezza, precaria, fragile e ancora più misteriosa, inafferrabile, rarefatta, immagine che appare e scompare nel suo labile esistere, nel suo farsi e disfarsi, sembra voler trovare un’eco nel diversificarsi creativo del tema per continuare a essere.
D’altra parte, il furore, il gesto frenetico di Dario nel realizzare l’opera sono proprio il segno di un’immediatezza che sola può cogliere la visione nell’attimo del suo manifestarsi, altrimenti persa. Il riflesso apre così al disvelarsi della vita nel momento presente tacitando il tumulto del quotidiano e creando altro ascolto. E’ allora che la vitalità dello sguardo nell’afferrare i riflessi della città restituisce luoghi sentiti interiormente prima ancora che visti. E quando l’agire d’istinto, che Dario vive come agito pittorico, tradisce fino in fondo la traccia disegnata e abbandona ogni attenzione estetica lasciando spazio sulla carta o sulla tela a segni casuali, a una pittura sporca, lo sguardo davvero affonda e non si sottrae all’impatto diretto con verità delle cose. Ed è là che si percepisce quanto la ricerca della luce nasca in lui dall’ombra. Un incontro obbligato, forse non sempre affrontato. E forse, è anche per questo che il suo dipingere è rapido, veloce, quasi un atto liberatorio.
Ma è là che Dario ritrova in sé la potenza della vita tra realtà e immaginazione e, nell’opera, il disfacimento del reale diviene possibile.

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